M∞nfaces
Installazione fotografica.
Guardarsi in uno specchio e vedere riflesso non ciò che si è ma ciò che si vorrebbe essere o non essere, tornare bambini, invecchiare, vedersi donna o uomo, mescolando i generi.
L’intento del fruitore sarà completare lo spazio vuoto dello specchio con il proprio volto colmando l’esperienza del vuoto.
L’atto del vedere si dispiega soltanto aprendosi in due, lo specchio ci apre un vuoto che ci guarda e ci ri-guarda, è qualcosa da cui uscire e poi rientrare, è un volume dotato di vuoto, di tasche, di bocche, di occhi, di porte, aprendo lo sguardo ad una terza dimensione dell’Immaginario Lacaniano.
La forma circolare dello specchio vuole simulare il dao cinese nello yin e yang nei quali è presente un «germe» dell’elemento opposto dove il pieno e il vuoto sono equivalenti e rappresentano la possibilità di un elemento di trasformarsi nell’altro.
Nel titolo il simbolo evocativo dell’infinito ∞, simula le infinite facce che ci rivolge la luna, le infinite facce che vorremmo indossare salendo sull’enorme palcoscenico della vita dove l’essere si manifesta nelle sue mancanze.
Biografia dell'autore.
Per una breve thanatosgrafia.
La chiamano AurondA, malnasce indisciplinata nel secolo scorso, iniziando presto a sviversi.
Non risponde più al nome di "Fotografa" da quando nel 2007, le hanno conferito il Premio Giovane Artista Emergente presso l'Aula Magna della Sapienza di Roma, ma continua a regalarsi spilli per non darsi troppe arie.
Da fedele discepola ha ucciso tutti i suoi maestri.
Nel frattempo si gode il panorama da vette adamantine, osservando lo scibile umano che odia e che ama in egual misura. Sempre in dis-conciliazione con se stessa si accetta per ciò che non è.
Nell’intento di disimpararsi lascia tracce di sé.
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